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San Vitaliano

san vitaliano

San Vitaliano, facente parte dell’agro nolano, sorge nella pianura campana, alla sinistra del lagno di Somma e a nord del vulcano Vesuvio, in prossimità della confluenza col lagno di Nola, e il suo nome trarrebbe origine dalla devozione verso il Santo patrono del paese, San Vitaliano, che fu vescovo di Capua.

Negli anni ‘50 fu un paese dedito all'agricoltura, in seguito si sviluppò economicamente quando cominciarono ad essere costruite le prime aziende sul territorio Sanvitalianese. La più importante e la più celebre è il Salumificio Spiezia, azienda molto famosa per la sua produzione di salumi. La storia di questo paese è stata oggetto di poche ricerche approfondite e precise. Certamente la storia del Comune di San Vitaliano si congiunge ed è decisamente legata con quella di Marigliano, di cui fu un casale, e delle varie compravendite di cui fu soggetto il feudo mariglianese e degli attigui casali.
Anticamente la contrada appartenne a quell'Opicia abitata dagli Ausoni Osci ed Opici, conosciuti già 1750 anni prima di Cristo, da Enotri ed altri Greci che successivamente posero le basi di Napoli e, prima ancora, di Cuma. I Greci di Cuma raggiungevano Nola passando per quella strada che fu prima la via Adrianea, poi Strada Regia e in epoca a noi vicina, la via Nazionale delle Puglie, la quale transitava proprio per San Vitaliano. Su questa antica strada saranno edificate le contrade Licinianum, Pomilianum, Cisternae, Brixianum, Marianellae, Marilianum e Palmula, prima cellula del Casale di San Vitaliano. Presumibilmente il nome Palmola ebbe a provenire dal vocabolo "palmola" il quale designava la più piccola estensione nel territorio che poi diverrà, per l'appunto, San Vitaliano. Quindi Palmola non fu il nome di un'antica famiglia, ma le piccole estensioni di terra in eccesso dei patrimoni aristocratici, conferite a coloni anonimi e non ai centurioni fatti giungere a controllare il territorio (es. "gens Maria", "Marilius": Marigliano; "gens Fabia", "Fabius": Faibano). Da atti stilati presso il Monastero Verginiano, che si trovava a Marigliano sin dal 1217 con la chiesa di S. Maria Nova, si può scorgere, nel 1275, un tale De Angerio abitante nel Casale di San Vitagliano, nelle pertinenze di Marigliano. Ebbene il Casale di San Vitaliano, unitamente a quello di Frascatoli, ha sempre fatto parte del feudo di Marigliano e ne ha seguite le alterne vicende fino al 1806, quando con la soppressione del feudalesimo da parte di Giuseppe Bonaparte, ebbero a cominciare le rivendicazioni dei Comuni per i beni feudali e, dopo Marigliano, Cisterna e Brusciano, anche il Comune di San Vitagliano, nel 1809, rivendicò la reintegra dei propri fondi.
Ma a San Vitaliano la storia incrocia il mito. C'è una leggenda celebre ancora nel ventunesimo secolo: si tratta di un racconto legato alla figura del Santo Patrono. San Vitaliano, era vescovo di Capua e intorno al 720 d.c. si recò a Montevergine per compiere alcune preghiere, ma fu colpito improvvisamente da un malore prima di raggiungere Nola. Caso volle che si fermò proprio in questo piccolo paese alle porte di Nola, allora detta Palmula. Il Vescovo accorse a ringraziare i pochi contadini che abitavano quelle terre per averlo curato, mentre loro gli raccontarono della loro perplessità in quanto non pioveva più da tempo, e ciò comportava la minaccia di una lunga siccità che avrebbe fatto seccare ogni raccolto. Il Vescovo li rasserenò assicurando che da lì a poco la pioggia sarebbe giunta, e così fu. Da allora, la piccola cittadina di Palmula prenderà il nome di San Vitaliano in onore di Vitaliano da Capua.
Luoghi civili e religiosi emblemi e rappresentativi del Comune sono senz’altro Palazzo Petrosino e Palazzo d’Avenia, la Chiesa dell’Immacolata e la Chiesa del Rosario.

 


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